PONTI VERSO IL FUTURO

Dalla ricostruzione di Visletto alla mobilità del Gottardo fino all’economia circolare di Minusio: Fabrizio Bellini racconta le sfide infrastrutturali che stanno trasformando il territorio.
Fondata nel 1949, Mancini & Marti SA è oggi una delle realtà di riferimento nel settore delle costruzioni e del genio civile in Ticino e nella Mesolcina. In oltre 75 anni di attività l’azienda ha accompagnato lo sviluppo del territorio realizzando strade, ponti, opere infrastrutturali e progetti edilizi di grande importanza. Oggi la società coniuga esperienza, innovazione e attenzione alla sostenibilità, un tema che attraversa molti dei principali cantieri in cui è impegnata. Tra questi figurano il nuovo ponte di Visletto in Vallemaggia, il ponte Valnit ad Airolo e il progetto di riuso dei tre ponti di Minusio. Ne abbiamo parlato con il direttore Fabrizio Bellini.
MANCINI & MARTI È UNA REALTÀ STORICA DEL NOSTRO CANTONE. QUALI SONO OGGI I PUNTI DI FORZA DELL’AZIENDA?
Mancini & Marti ha accompagnato l’evoluzione del territorio ticinese attraverso la realizzazione di opere infrastrutturali e di edilizia civile. Nel tempo abbiamo ampliato competenze e capacità operative mantenendo però un forte radicamento locale. Oggi siamo in grado di seguire l’intero ciclo di vita di un progetto, dalla pianificazione alla realizzazione, operando nei settori del genio civile, della costruzione stradale e dell’edilizia. La collaborazione con partner come il Gruppo Marti e Otto Scerri SA ci permette inoltre di affrontare opere particolarmente complesse.

QUALE FILOSOFIA GUIDA IL VOSTRO LAVORO?
Crediamo nella pianificazione, nella collaborazione tra tutti gli attori coinvolti e nella qualità esecutiva. Ogni opera nasce da un lavoro di squadra tra committenti, progettisti, autorità e imprese. A questi elementi oggi si aggiunge la sostenibilità, che rappresenta una componente essenziale del modo di progettare e costruire.

IL PONTE DI VISLETTO E LA RINASCITA DELLA VALLEMAGGIA: PARTIAMO DA QUI. QUALE SIGNIFICATO HA QUESTO PROGETTO?
Per noi rappresenta molto più di un’infrastruttura. Dopo l’alluvione del giugno 2024 la Vallemaggia ha vissuto una situazione estremamente difficile e il crollo del ponte ha interrotto un collegamento fondamentale per la popolazione e per l’economia della valle. Fin dall’inizio abbiamo percepito la forte componente emotiva di questo progetto e la necessità di dare una risposta concreta in tempi rapidi.
LA RICOSTRUZIONE È STATA AVVIATA RAPIDAMENTE. COME È STATO POSSIBILE?
È stata adottata una procedura dal Cantone che ha consentito di accelerare notevolmente i tempi. Dopo una fase di concorso di idee, l’opera è stata affidata a un consorzio incaricato della realizzazione completa del progetto. Nel giugno 2025 il mandato è stato assegnato al Consorzio Vislè, di cui fa parte anche Mancini & Marti, e i lavori sono partiti immediatamente. L’obiettivo è quello di inaugurare il nuovo ponte entro la fine del 2026.

QUALI SONO STATE LE PRINCIPALI SFIDE?
La sfida era conciliare rapidità e qualità. Bisognava ripristinare un collegamento strategico senza rinunciare agli standard richiesti da un’infrastruttura moderna. Il nuovo ponte è stato progettato secondo le normative più recenti e con particolare attenzione alla sicurezza, alla durabilità e all’inserimento nel contesto ambientale della valle. Un’opera pensata sia per il traffico veicolare, sia - grazie a un percorso ciclabile - per la mobilità lenta.

COSA RAPPRESENTERÀ PER LA REGIONE?
Innanzitutto, il ritorno alla normalità. Consentirà di ristabilire un collegamento sicuro ed efficiente per residenti, imprese e visitatori, diventando al tempo stesso il simbolo della capacità di reagire a una situazione di emergenza attraverso la collaborazione tra pubblico e privato.

UN ALTRO PROGETTO IMPORTANTE È IL PONTE VALNIT AD AIROLO. DI CHE OPERA SI TRATTA?
Il ponte Valnit rientra nel grande progetto legato al secondo tubo della galleria del San Gottardo e alla riqualifica dell’area di Airolo. Si tratta di un’infrastruttura strategica destinata a collegare l’autostrada A2 con la rete viaria cantonale, migliorando la mobilità in uno dei nodi più importanti della Svizzera.

PERCHÉ È UN PROGETTO COSÌ RILEVANTE?
Perché il San Gottardo rappresenta uno dei principali corridoi di collegamento europei. Il ponte - che fa parte del riordino dello svincolo di Airolo - costituisce un tassello fondamentale di un progetto più ampio che punta a migliorare la fluidità del traffico e a valorizzare l’intera regione.

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE TECNICHE PIÙ SIGNIFICATIVE?
Parliamo di un ponte lungo circa 200 metri con una campata centrale di quasi 100 metri realizzata con la tecnica a sbalzo. La struttura in calcestruzzo armato precompresso richiede competenze altamente specialistiche e una grande precisione esecutiva. Anche le fondazioni rappresentano una sfida importante per la conformazione del terreno e la presenza del bacino sottostante.
QUALI SONO LE TEMPISTICHE DEL CANTIERE?
I lavori sono iniziati nel 2025, la conclusione è prevista nel 2028. È un’opera complessa che richiede una pianificazione accurata e una costante attenzione agli aspetti ambientali e logistici.

PASSIAMO AI TRE PONTI DI MINUSIO CON LA SUA L’ECONOMIA CIRCOLARE APPLICATA ALLE INFRASTRUTTURE, UN PROGETTO MOLTO DIVERSO DAGLI ALTRI.
Sì, perché qui non si tratta solo di costruire una nuova infrastruttura, ma anche di gestire in modo innovativo opere giunte al termine del loro ciclo di vita. È un progetto che applica concretamente i principi dell’economia circolare al settore delle costruzioni.

COME NASCE QUESTA INIZIATIVA?
Il progetto è promosso dal Comune di Minusio e dal Cantone. Il consorzio di cui facciamo parte si è aggiudicato l’appalto, ma un ricorso ha ritardato l’avvio dei lavori di circa un anno. Questo periodo è stato utile per approfondire ulteriormente il tema del riuso grazie alla collaborazione con Circularch e l’associazione Oebu, ai quali abbiamo segnalato direttamente il progetto.

COSA RENDE INNOVATIVO QUESTO INTERVENTO?
Tradizionalmente i ponti vengono demoliti e i materiali smaltiti. In questo caso l’approccio è completamente diverso. I manufatti vengono considerati una vera e propria “miniera urbana”: acciaio e calcestruzzo (circa 2’000 tonnellate di conglomerato armato più altre 170 di profilati in acciaio) vengono recuperati, catalogati e destinati a nuovi utilizzi. In questo modo si riduce il consumo di materie prime, la quantità di rifiuti prodotti e l’impatto ambientale complessivo dell’intervento contribuendo ad una sensibile riduzione del CO2.

PUÒ DIVENTARE UN MODELLO PER IL FUTURO?
Credo di sì. Il settore delle costruzioni dovrà sempre più orientarsi verso il recupero e la valorizzazione delle risorse esistenti. Esistono ancora ostacoli tecnici e normativi, ma il progetto di Minusio dimostra che è possibile adottare soluzioni innovative e sostenibili anche nel campo delle infrastrutture.

COME IMMAGINA L’EVOLUZIONE DEL SETTORE NEI PROSSIMI ANNI?
Innovazione, sostenibilità e resilienza saranno sempre più centrali. Le infrastrutture dovranno essere progettate per durare nel tempo, adattarsi alle nuove sfide e utilizzare le risorse in modo più efficiente. I progetti di Visletto, Valnit e Minusio rappresentano esempi diversi di questa evoluzione: dalla ricostruzione dopo un evento estremo alla mobilità del futuro, fino all’economia circolare applicata alle opere pubbliche. Tutti con lo stesso obiettivo: creare valore duraturo per il territorio.
MANCINI & MARTI SA
Via Industria
CH-6532 Castione
T. 091 822 75 75
mancinimarti@martisa.ch
www.mancinimarti.ch

OTTO SCERRI SA
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T. 091 822 75 00
ottoscerri@martisa.ch
www.ottoscerri.ch

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