Il verde/blu è oro: il Comune regista del cambiamento climatico

Non solo adattamento: il clima diventa leva economica e politica. Alla SUPSI due pomeriggi per trasformarlo in strategia.
Nel 2025 la Svizzera ha aggiornato i propri scenari climatici nazionali, confermando una tendenza ormai evidente: eventi estremi più frequenti, ondate di calore più intense, precipitazioni concentrate e sempre più difficili da gestire. Non si tratta più di previsioni lontane, ma di trasformazioni già in atto, che stanno modificando in modo diretto il funzionamento dei territori e delle città. Questo cambio di scenario è stato al centro anche del 7° Simposio Cantone-Comuni del 23 aprile 2026 a Bellinzona, dedicato proprio all’adattamento ai mutamenti climatici e alla necessità di rafforzare la collaborazione tra livelli istituzionali. L’incontro ha ribadito un punto ormai non più rinviabile: il cambiamento climatico riguarda sempre più da vicino i Comuni e richiede strumenti concreti, coordinati e orientati ai risultati. Ed è qui che si colloca il corso SUPSI Formazione continua “Il verde/blu è oro”, previsto il 20 e il 22 maggio, rivolto a autorità politiche e uffici tecnici comunali: non come approfondimento tecnico, ma come strumento strategico di governo. Il punto di partenza è netto: il cambiamento climatico non è più una questione ambientale. È una questione economica, territoriale e politica. Incide sui bilanci comunali, sui costi di manutenzione, sui danni da eventi estremi, ma anche - in modo più sottile - sull’attrattività dei territori e sulla qualità della vita.
Continuare a considerarlo un tema settoriale significa perdere una leva decisiva. La vera domanda oggi non è più se intervenire, ma come farlo in modo strategico. Ogni anno di inattività comporta costi futuri più elevati, perdita di competitività e minore accesso ai finanziamenti disponibili. Al contrario, investire in infrastrutture verdi e blu significa trasformare un rischio in valore. Le cosiddette NBS (Nature-Based Solutions), alla base del modello della città spugna, non sono infatti un banale “make up urbano”. Sono infrastrutture a tutti gli effetti. Riducendo il deflusso delle acque, mitigando le isole di calore e migliorando la qualità dello spazio pubblico, generano benefici economici misurabili: minori costi di gestione, riduzione dei danni, aumento del valore immobiliare e maggiore attrattività fiscale. In questo senso, il verde e il blu sono davvero “oro”. Non è una metafora. È una tesi economica. A partire dall’esperienza olandese di Zwolle - la città più verde dei Paesi Bassi - analizzeremo come il verde-blu possa diventare leva economica per i Comuni: non solo adattamento climatico, ma riduzione dei costi futuri, incremento del valore immobiliare e maggiore attrattività territoriale.
Anche quando non viene esplicitato come “oro”, diversi casi europei dimostrano che investire in infrastrutture naturali genera ritorni economici concreti e misurabili. Il loro valore è già presente nei bilanci pubblici: nei costi evitati, nei danni ridotti, nell’aumento del valore immobiliare e nella maggiore attrattività dei territori. In questo senso, il verde-blu non è un costo da sostenere, ma un capitale da attivare. Il nodo centrale, a questo punto, non è tecnico. È organizzativo e politico. Molti Comuni dispongono già di strumenti, finanziamenti e sensibilità, ma spesso manca una regia: gli interventi restano frammentati, episodici, non integrati in una strategia. Il risultato è una perdita di efficacia e di valore. Il passaggio decisivo consiste allora nel riconoscere un nuovo ruolo del Comune: non più semplice esecutore o finanziatore, ma regista del sistema.
Essere regista significa attivare e coordinare le diverse leve disponibili: - orientare la pianificazione (PAC e strumenti comunali); - intercettare finanziamenti federali e cantonali (come Adapt+); - costruire partenariati pubblico-privati; - attivare cittadini, imprese e attori locali.
Un Comune non deve finanziare tutto da solo. La vera forza sta nella capacità di costruire alleanze: con Patriziati, imprese, fondazioni, assicurazioni, scuole. Questo approccio consente di moltiplicare le risorse, ridurre l’impatto sul bilancio e costruire consenso. Ed è proprio il consenso uno degli elementi chiave. Per attivarlo, serve un cambio di linguaggio. Non si tratta più di parlare genericamente di sostenibilità, ma di rendere espliciti gli effetti concreti: valore immobiliare, riduzione dei costi futuri, attrattività fiscale, salute pubblica, qualità della vita. La città spugna diventa così una politica economica. Il corso propone un approccio operativo: identificare le priorità climatiche locali, attivare progetti pilota (piazze, scuole, parcheggi, aree produttive), costruire una base finanziaria solida e sviluppare modelli replicabili. Non teoria, ma decisioni applicabili già nel breve periodo.
In definitiva, il cambiamento climatico pone ai Comuni una scelta chiara: limitarsi a reagire alle emergenze, sostenendo costi crescenti, oppure assumere un ruolo attivo, trasformando il clima in leva di sviluppo. Il verde/blu è oro solo se diventa strategia. E lo diventa quando viene riconosciuto come capitale pubblico.

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