Formazione: dalla bottega al futuro delle nostre professioni

Nel nostro settore - ingegneria, architettura e professioni affini - la formazione non è una fase della vita: è una condizione permanente dell’essere professionisti. È un percorso che inizia molto presto, spesso con l’apprendistato, e che non si conclude mai davvero.
In Svizzera, questo percorso si fonda su un modello formativo solido e riconosciuto, quello duale - o meglio “triale”, perché articolato su tre pilastri: scuola, azienda e corsi interaziendali. È proprio in questo equilibrio che si costruisce la qualità della formazione. I corsi interaziendali, in particolare, rappresentano uno spazio fondamentale di sintesi tra teoria e pratica, dove le competenze vengono consolidate e messe a sistema.
In questo ambito, ASIAT è direttamente coinvolta: attraverso la propria presidenza, oggi impegnata anche nella direzione dei corsi interaziendali per la professione di disegnatore in ingegneria civile, contribuisce in modo attivo allo sviluppo e al coordinamento di questo modello formativo, assicurando un legame costante tra formazione e pratica professionale.
Non è un caso che le nostre professioni affondino le loro radici nelle botteghe medievali e rinascimentali. Luoghi dove il sapere non era astratto, ma si trasmetteva attraverso il fare, l’osservare, il correggere, il riprovare. Il disegnatore in architettura o in ingegneria civile di oggi è, in fondo, erede diretto di quella tradizione: una figura che cresce dentro uno studio, imparando non solo strumenti e tecniche, ma anche responsabilità, etica del lavoro e capacità di relazione.
L’apprendistato rappresenta quindi molto più di un primo impiego: è una porta di accesso al mondo professionale e, al tempo stesso, uno spazio di costruzione dell’identità. È qui che si formano le competenze di base, ma soprattutto la capacità di stare dentro la complessità del progetto e del territorio.
Accanto a questa dimensione iniziale, esiste però un secondo pilastro altrettanto fondamentale: la formazione continua. Un professionista non può considerarsi “arrivato”. Le trasformazioni tecnologiche, normative e sociali impongono un aggiornamento costante.
Ma c’è di più: oggi siamo chiamati a dare risposte non solo tecniche, ma anche politiche e culturali.
Pensiamo ai temi del cambiamento climatico, del risparmio energetico, della gestione delle risorse. La committenza pubblica e privata si rivolge a noi non soltanto per costruire, ma per interpretare scenari complessi e proporre soluzioni plausibili, efficaci e - per usare un termine caro alla cultura svizzera - zielorientiert, orientate all’obiettivo.
In questo contesto, la formazione continua diventa uno strumento strategico di qualità territoriale. Non è un costo, ma un investimento: per il singolo professionista, per gli studi, per l’intero sistema. Ed è qui che entra in gioco un elemento spesso poco conosciuto, ma di straordinaria importanza: il sostegno concreto alla formazione. Grazie al Contratto Collettivo di Lavoro e al lavoro congiunto della Commissione Paritetica Cantonale (CPC IA), esiste un fondo dedicato che consente di finanziare in modo significativo i percorsi formativi.
Come evidenziato nel materiale informativo, la CPC IA può coprire fino al 75% dei costi dei corsi di formazione continua, con contributi annuali per lavoratore, oltre a sostenere anche il perfezionamento professionale e persino il materiale didattico per gli apprendisti . Questo sistema, basato sui contributi paritetici previsti dal CCL, rappresenta una leva concreta e potente per incentivare l’aggiornamento e migliorare la qualità dell’offerta professionale sul territorio .
Non si tratta solo di un’opportunità economica, ma di una scelta politica nel senso più alto del termine: investire nella competenza significa investire nella qualità del costruito, nella sicurezza, nella sostenibilità e nella capacità del nostro territorio di affrontare le sfide future.
Come ASIAT, riteniamo fondamentale ribadire questo doppio asse: da un lato il valore dell’apprendistato, come spazio di crescita e inserimento professionale per i giovani; dall’altro la centralità della formazione continua, come strumento di aggiornamento e di ricollocamento professionale per chi è già attivo.
Solo mantenendo viva questa filiera - dalla bottega al lifelong learning - possiamo garantire una professione capace di evolversi e di rispondere in modo credibile alle esigenze della società.
La qualità non è mai un punto di partenza: è il risultato di un impegno costante. E la formazione è, oggi più che mai, la condizione per garantire futuro alle nostre professioni e qualità al nostro territorio.
Testo: Federica Corso Talento, Presidente ASIAT Immagine: © Pexels | Tima Miroshnichenko
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