Artisa guarda lontano: Investire. Sviluppare. Rigenerare.

Alain Artioli, alla guida del gruppo immobiliare, spiega la rotta tra sviluppo integrato, qualità costruttiva e nuovi modelli abitativi.

Da alcuni mesi Alain Artioli è alla guida di Artisa Group, realtà di riferimento nello sviluppo immobiliare svizzero. Succedendo al padre Stefano, fondatore e anima imprenditoriale del gruppo, Alain porta avanti una visione di continuità e innovazione: custodire l’identità familiare e al tempo stesso spingere l’azienda verso una crescita sostenibile, tecnologica e orientata alla qualità urbana. In questa intervista racconta le sue priorità strategiche, il modello di governance, i progetti in Ticino e in Svizzera e l’evoluzione del concetto di microliving con il marchio City Pop.

 

Ha da poco preso in mano l’azienda di famiglia. Con quale spirito? Sente la responsabilità della storia imprenditoriale di suo padre?

Entro ogni mattina con due idee chiare: custodire e spingere avanti. Custodire significa riconoscere il merito di chi ha fondato e fatto crescere il gruppo: mio padre Stefano ha dato un’impronta imprenditoriale forte, fatta di intuizione e concretezza. Io porto questa eredità dentro una struttura organizzativa chiara, pensata per svilupparsi in modo costante. Spingere avanti, invece, vuol dire proseguire il percorso di continua crescita di Artisa, dove noi investiamo direttamente e facciamo sviluppo “chiavi in mano” con una filiera integrata e sostenibile economicamente e a livello ambientale. È un equilibrio che ci consente di essere rapidi nelle decisioni e solidi nel lungo periodo.

 

Che visione ha per Artisa nei prossimi 3/5 anni? In che direzione vuole portare l’azienda?

Vedo Artisa come sviluppatore a tutto tondo della Svizzera: dal Ticino alla Svizzera tedesca e francese, con una presenza commerciale capillare oltre al nostro baricentro storico in Ticino. Sul piano industriale continueremo a investire direttamente su progetti residenziali e di rigenerazione urbana; nei mandati per terzi saremo selettivi, dove il nostro know-how crea valore misurabile. La pipeline comprende nuove iniziative in Ticino con cantierizzazioni in fase di sviluppo o avvio a partire dal 2026 e una crescita costante in Svizzera tedesca e romanda su asset da trasformare con standard energetici elevati e funzioni miste di quartiere. In questo disegno rientra anche l’evoluzione del microliving: il progetto City Pop, lanciato nel 2019, oggi amplia il raggio d’azione allo short-stay in Svizzera e in Europa, mantenendo la stessa qualità di appartamenti arredati e una customer experience completamente digitale.

 

Qual è il suo stile di leadership? Come lo applica nella gestione quotidiana dell’azienda?

Ho un approccio pragmatico, orientato al risultato, credo nel lavoro di gruppo e spingo a far crescere lo spirito imprenditoriale delle single persone. Mi piace sedermi al fianco dei team operativi e lavorare con loro nella valorizzazione dei progetti; allo stesso tempo apprezzo molto chi sa prendersi le proprie responsabilità e a tal fine amo lasciare libertà operativa. Chiedo poche priorità, tempi certi e trasparenza sugli avanzamenti: la filiera interna è un vantaggio competitivo solo se sviluppo, architettura, cantiere e real estate lavorano su obiettivi chiari e condivisi. Nel quotidiano mi concentro su tre leve: allocazione del capitale (dove investire, quando e con quali partner), disciplina esecutiva (go/no-go rapidi e standard qualitativi non negoziabili) e ascolto dei territori (progetti che migliorano davvero la vita urbana: efficienza energetica, mix di funzioni, spazi pubblici). È un approccio da impresa familiare moderna: responsabilità diretta, metodo e accountability. E nel mio ruolo punto a creare nuove  partnership con aziende e figure di valore che ci permettano di crescere ulteriormente.

 

In una recente intervista ha detto che non vuole snaturare l’impresa familiare. Cosa intende concretamente? Cosa è irrinunciabile e cosa è pronto a evolvere?

Non snaturare significa restare investitori-imprenditori: mettiamo capitale nostro e ci assumiamo il rischio industriale, scegliamo progetti selezionati con ambizione e orizzonte temporale lungo. Irrinunciabili sono integrità, qualità costruttiva e rapporto diretto con partner e comunità. A evolvere sono governance e alleanze: siamo più strutturati nei processi e aperti a partnership quando accelerano la creazione di valore, mantenendo però la rotta direttamente. È l’essenza del nostro modello: sviluppo integrato, investimenti diretti, collaborazione con partner solidi.

 

Qual è la visione di Artisa riguardo al coinvolgimento del pubblico locale (Comuni, cittadini) nei grandi progetti urbanistici? Quale equilibrio cercate tra sviluppo immobiliare e tutela del territorio, della comunità e dei servizi pubblici?

Per noi lo sviluppo è rigenerazione con utilità pubblica. Prima di aggiungere nuovo costruito, partiamo dal riuso intelligente: ridurre l’impronta, elevare gli standard energetici, integrare mobilità dolce e spazi condivisi. La partecipazione di Comuni e cittadini non è un rito formale, ma co-progettazione di funzioni che restano nel tempo, percorsi, verde, servizi di prossimità, in un quadro economico sostenibile. Sia che operiamo su investimenti nostri o come sviluppatori per terzi, manteniamo gli stessi standard e lo stesso rispetto del luogo.

 

Il Grand Hotel Locarno e San Bernardino sono “simboli” con identità territoriale importante. Quale piano avete per bilanciare l’aspetto identitario e storico con l’esigenza di modernità e sviluppo?

È importante chiarire i ruoli: Grand Hotel Locarno e San Bernardino Swiss Alps sono iniziative di investimento di Art Family Office, guidate da mio padre, Stefano Artioli. Artisa in questi casi opera come sviluppatore incaricato: curiamo progetto e realizzazione con standard elevati, ma l’investitore è Art Family Office. Al Grand Hotel Locarno, edificio storico tutelato, che nella collaborazione con il gruppo Arabella avrà marchio e standard Marriot Luxury Collection, si lavora per riportarlo a un 5 stelle contemporaneo rispettando l’anima Belle Époque. A San Bernardino, la regia d’investimento è sempre di Stefano Artioli: il piano di rilancio, impianti, hotellerie, servizi quattro Stagioni, è progressivo e attento all’impatto paesaggistico. Noi affianchiamo come sviluppatori quando e dove serve per garantire gli standard qualitativi, velocità di progettazione e di sviluppo. La regola è una: conservare l’anima, aggiornare funzioni e performance.

 

Per quanto riguarda il vostro gruppo, pensa che si evolverà anche per quanto riguarda il numero di collaboratori?

Cresceremo in modo selettivo. Dove investiamo direttamente, con le nostre sedi di Zurigo, Lugano e Losanna, rafforziamo sviluppo, direzione lavori, energy management e commercializzazione. Siamo in grado di dimensionare i team sul ciclo dei progetti, mantenendo una struttura centrale snella e integrata, presidiando i nostri progetti in parallelo senza perdere qualità e controllo. Lugano è la parte centrale con i reparti di progettazione, architettura, marketing e amministrativo, a Zurigo e Losanna i nostri dipartimenti di acquisizione e transazione operano per creare le partnership adeguate e sviluppare gli investimenti mirati, con il supporto della parte di costruzione locale e dipartimenti di sviluppo dedicati.

 

Oltre ai grandi progetti in corso, ne avete altri in fase iniziale sui quali volete puntare?

Il focus dei prossimi anni è svizzero. In Ticino abbiamo iniziative che entreranno in fase operativa dal 2026 (nuove residenze e rigenerazioni urbane). In Svizzera tedesca e in Romandia stiamo avanzando con trasformazioni e consegne che combinano residenziale, funzioni di quartiere e standard energetici evoluti. La nostra presenza territoriale e la filiera interna ci permettono di intercettare asset da riposizionare e portarli rapidamente a cantiere, mantenendo la qualità che ci contraddistingue. Parallelamente, continuiamo a sviluppare l’ecosistema di microliving City Pop.

 

City Pop: il microliving lanciato nel 2019 oggi come evolve?

City Pop è una nostra visione nata per dare flessibilità intelligente a chi lavora o studia in città: appartamenti arredati, servizi digitali integrati e durate da 4 a 52 settimane, il tutto prenotabile semplicemente con ottimizzazione burocratica e di gestione. Da quanto lanciato nel 2019 abbiamo fatto un passo ulteriore: accanto allo stay medio-lungo abbiamo introdotto anche lo short-stay, a partire da una notte, in Svizzera e in Europa, mantenendo lo stesso standard di appartamenti e un’unica esperienza digitale di prenotazione, accesso e servizi. È l’evoluzione naturale del microliving: stesso comfort, più libertà d’uso, con presenza in città chiave svizzere e hub europei.

 

Se dovesse definire Artisa Group in tre termini, quali sceglierebbe?

Investitore. Sviluppatore. Rigeneratore. Investitore, perché mettiamo capitale nostro e ragioniamo sul lungo periodo; sviluppatore, perché abbiamo la filiera completa in casa, dallo studio alla realizzazione, fino alla messa a reddito, operando in tutta la Svizzera; rigeneratore, perché diamo nuova vita a patrimoni esistenti creando valore economico e qualità dell’abitare per i territori.

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